Pasta, legumi e… mafia. La spesa per il boss

Pietro Formoso finì in carcere e subito si attivò la catena di solidarietà.

spesa2-400x210PALERMO – Il 20 dicembre 2013 Pietro Formoso finisce in carcere. La Procura generale firma l’ordine di esecuzione della pena che gli è stata inflitta dalla Corte d’appello. Allora era imputato per droga, da alcuni giorni Formoso è finito in carcere con l’accusa di avere guidato la famiglia mafiosa di Misilmeri.

Mentre il capo si trova a Pagliarelli fuori dal carcere si attiva la catena di solidarietà per le grandi e le piccole necessità della sua famiglia. Paolo Dragna e Pietro Morgano da una parte cercano di recuperare i presunti crediti – 160 mila euro – che Formoso doveva incassare da un gioielliere. Il gioielliere, che ha raccontato tutto ai carabinieri facendo scattare l’accusa di estorsione, è anche proprietario di un supermercato ad Altavilla Milicia.

Ed è qui che piomba Dragna. È lo stesso commerciante a riferirlo a Morgano: “… con un’arroganza enorme… è entrato senza dire niente… è entrato… ha preso i carrelli e…”. Li ha riempiti di generi alimentari “per i carcerati… centosessantaquattro euro… la spesa per i carcerati…”. Soldi mai pagati, naturalmente.

Il titolare del market ha conservato il lungo scontrino della spesa con il promemoria “Paolo amico di Pietro Form”. Pasta, carne, salsa, legumi perché nulla deve mancare alla famiglia del boss.

Scritto da Riccardo Lo Verso (livesicilia.it)

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