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Nome in codice Svetonio Le lettere con Messina Denaro

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Chi è davvero Antonino Vaccarino, in contatto con il latitante e prima con Bernardo Provenzano. Le lettere all’interno dell’articolo.

PALERMO – Si firmava Svetonio nella corrispondenza con Matteo Messina Denaro. Si era guadagnato la fiducia di Bernardo Provenzano. Ha collaborato con i servizi segreti. Uomo influente, ieri come oggi. Chi è davvero Antonino Vaccarino, nato a Corleone, 74 anni fa e arrestato con l’accusa di avere favorito la mafia passando ad un vecchio amico e boss notizie investigative riservate?

Il 6 maggio 1992 Vaccarino viene arrestato nel blitz “Palma”. Con il gotha della mafia trapanese condivide le accuse di associazione mafiosa e traffico di droga. In primo grado il Tribunale di Marsala lo condanna a diciotto anni di reclusione, anche sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara.

Sotto processo ci sono pure don Ciccio Messina Denaro, il padre del latitante Matteo, Franco Luppino e Vincenzo Santangelo, l’uomo a cui nel 2017 Vaccarino consegna la trascrizione di un’intercettazione ricevuta dall’ufficiale della Dia Alfio Marco Zappalà. Episodio per il quale ora è tornato in carcere.

Vaccarino viene addirittura considerato il reggente della mafia di Castelvetrano. In appello, però, l’accusa di associazione mafiosa non regge. La condanna arriva per la droga e viene ridotta a sei anni.

Nel 2006 si torna a parlare di Vaccarino in occasione della cattura di Bernardo Provenzano. Nel casolare di Montagna dei Cavalli, dove finisce la latitanza del padrino corleonese, vengono trovati dei pizzini del 2004 e 2005. A scriverli è stato Matteo Messina Denaro, alias Alessio, che faceva riferimento all’amico e stimato Vac o Vc, imparentato tramite la moglie con Carmelo Gariffo, nipote di Provenzano: “… tengo a precisare che per me è una brava persona che voglio bene e che stimo…io so che lui agirà sempre In bene per tutti noi e per la nostra causa”.

Dal 2006 l’ex sindaco di Castelvetrano, c’è anche molta politica nella sua vita, finisce sotto intercettazione e si scopre che è un collaborazione del Sisde. Su indicazione dei servizi segreti Vaccarino, alias Svetonio, ha attivato una corrispondenza epistolare con Matteo Messina Denaro, tramite il cognato del capomafia di Castelvetrano, Vincenzo Panicola. Il livello di confidenza è intimo. Vaccarino spiega che è stato incaricato di stanare il latitante, ma finisce di nuovo sotto inchiesta per mafia a Palermo.

L’inchiesta viene archiviata nel 2007 su richiesta della stessa Procura che tuttavia ravvisa “una ambiguità di fondo”. “In conclusione nel comportamento di Vaccarino – scrivevano i pm – sono indubbiamente ravvisabili talune zone d’ombra e altrettanto indubbiamente talune dichiarazioni rese in sede di interrogatorio appaiono reticenti e fuorvianti su punti non secondari, mentre per altro verso risulta difficile spiegare il suo personale ‘successo nei rapporti con i capo di Cosa Nostra e con un pericoloso ed astuto latitante come Messina Denaro”.

Cosa c’era dietro tanta fiducia? Vaccarino ha sempre detto di non avere avuto prima della stagione di Svetonio dei contatti con Messina Denaro e di essersi guadagnato la stima di esponenti mafiosi di primissimo piano durante la sua detenzione al “carcere duro” di Pianosa. Troppo poco per convincere del tutto i pubblici ministeri.

Sta di fatto che arriva l’archiviazione motivata sulla “circostanza che costui agiva su mandato del Sisde”, allora guidato da Mario Mori, che lo certifica. Ora Vaccarino finisce di nuovo in carcere ed emergono i suoi contati con Vincenzo Santangelo con cui aveva condiviso il primo processo. Solo che Vaccarino fu assolto dall’accusa di mafia e Santangelo condannato.

livesicilia 17-04-2019

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