Messina Denaro combatte la mafia. Cosa nostra vista dagli studenti

I risultati di una ricerca premiata dalla Fondazione Falcone. Coinvolti 1411 studenti della città.

Matteo-Messina-Denaro-400x210PALERMO – La mafia è un fenomeno negativo per gli studenti palermitani, ma troppi ne hanno ancora una visione romantica e una conoscenza superficiale. È quanto emerge da una ricerca che ha indagato la percezione del fenomeno mafioso tra gli studenti di otto scuole palermitane, e che ha vinto una delle borse di studio messe in palio dalla Fondazione Falcone per progetti di giovani laureati in giurisprudenza.

La ricerca ha coinvolto 1411 studenti in otto scuole medie e superiori di Palermo, una per ogni circoscrizione della città. Secondo i dati raccolti da Enrica Amoroso, studentessa di giurisprudenza autrice del progetto, l’82 per cento degli alunni a cui è stato sottoposto un questionario anonimo di venti domande ha una visione negativa della mafia. Ma il risultato cambia a seconda della zona della città: mentre nei quartieri in cui il benessere è maggiore la condanna a Cosa Nostra è quasi unanime, nelle zone periferiche si tende ancora ad avere una percezione distorta della mafia, vista come un’organizzazione positiva e giusta.

Una contraddizione alimentata anche dalla scarsa conoscenza del fenomeno: in alcuni quartieri, come Brancaccio Oreto, più dell’ottanta per cento degli studenti non sa dire se Matteo Messina Denaro sia un mafioso o un personaggio che combatte Cosa Nostra. E se i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono conosciuti dalla maggioranza degli studenti, in pochi sanno rispondere a domande che riguardano figure storiche della lotta a Cosa Nostra come il generale Carlo Alberto dalla Chiesa e il poliziotto Boris Giuliano. Tutti elementi che raccontano di una scarsa circolazione delle informazioni sulla mafia: sempre secondo la ricerca di Amoroso, solo il 13 per cento degli studenti ha affermato di parlare spesso di mafia, mentre il 36 per cento ha detto di parlarne ogni tanto, il 33 per cento raramente e il 15 per cento ha affermato di non parlare mai di mafia e di antimafia. Dal sondaggio emerge però una domanda di maggiore informazione da parte degli studenti: per il 55 per cento di loro si dovrebbe parlare di più di mafia, mentre solo il 17 per cento ha affermato che se ne dovrebbe parlare di meno.

“Le scuole che partecipano al progetto di educazione alla legalità della Fondazione sono tante, – ha commentato Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, in occasione della consegna dei premi – ma come abbiamo potuto rilevare da questo studio emerge, tra l’altro, una differenza di percezione del fenomeno mafia tra i quartieri ‘bene’ della città e i quartieri periferici. Ciò mette in evidenza quello che in parte già sapevamo: cioè l’esigenza di agire maggiormente in alcuni territori per evitare il divario”.

I progetti di ricerca premiati dalla Fondazione Falcone sono dieci. I loro autori, tutti studenti di giurisprudenza laureati con 110 e lode, hanno ricevuto borse di studio da 7 mila euro finanziate dalla Regione. Oltre al progetto su minori e criminalità, le ricerche premiate si sono concentrate su temi come il coinvolgimento dei minori nella criminalità organizzata, il traffico di uomini e la tratta dei minori, le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione e nella sanità, la mafia nigeriana e il suo patto con Cosa nostra, il caso Contrada e la criminalità organizzata nell’era del digitale.

Scritto da Antonio Giordano (livesicilia.it)

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