La bestemmia sfila in corteo a Castelvetrano

corteo storico

Persino un Principe ci siamo andati a cercare nel nostro passato da commemorare e onorare, giusto come si fa con i Principi. Ché tutti sappiamo quanto fossero felici i sudditi ai tempi dei principi: una vera e propria età dell’oro. Com’era bella la vita al tempo del Principe!!! Fa sicuramente “fiaba”.

La verità è che fu un’epoca di frequenti carestie e epidemie. Fu l’epoca di quella cosa demoniaca che fu la “santa inquisizione”, generata dalla mente malata di sovrani spagnoli cattolici. Un tempo in cui il fisco era in realtà un vero e proprio estorsore, in cui il popolo castelvetranese, ai tempi del D’alessi, si ribellò contro i successori del Principe, e, per ribellarsi, un castelvetranese deve essere proprio esasperato, in quel caso dalla fame. La rivolta fu violentemente repressa. Ma nonostante tutto, nell’indigenza totale del popolo, le fondazioni di chiese e conventi andavano avanti. Grandi i Principi.

Com’è stato buono il Principe a dotare casa sua (Castelvetrano) di chiese e piazze e monasteri. Il principe è legato a Castelvetrano perché lì è nato e lì è stato sepolto. Tutto qua. Per il resto durante la sua vita a Castelvetrano è venuto solo occasionalmente, di passaggio.

Era, comprensibilmente, in altre faccende affaccendato. Possedeva tanti di quei titoli e cariche che il suo biglietto da visita era in realtà un libriccino.

Era, Carlo D’Aragona, sostanzialmente, al servizio della corona Spagnola, quella che ci soggiogava e usava come avamposto nella loro guerra ai Turchi e come galline da spennare, con le esose tasse imposte dai loro esattori, i viceré, per pagare le spese militari. La sua principale preoccupazione e occupazione era quella di affinare e rafforzare le difese della Sicilia contro i Turchi, sempre a spese dei siciliani poveri. Gli Spagnoli brucavano in Sicilia, mangiavano a Napoli e divoravano a Milano.
Magnus traitor, quindi.

È stato Magnus: con il lavoro e i soldi degli schiavi-sudditi (per tutte queste belle opere si tassavano sempre i cittadini, ma non la nobiltà, naturalmente) costruiva chiese e monasteri (la Chiesa gli serviva per tenere buoni i sudditi) e acquedotti. Come dire che chi ha costruito le Piramidi non sono stati gli schiavi usati a migliaia e decina di migliaia, che le hanno materialmente erette, bensì il Faraone che da una finestra con panorama si godeva lo spettacolo. Sudditi siamo e sudditi rimarremo. Ci piace sempre leccarlo ai potenti, anche se sono solo personaggi storici, ormai.

Addirittura gli dedichiamo un “corteo storico” sotto forma di “rappresentazione sacra” per onorarlo come si fa con i santi. E, infatti, sciaguratamente mescolando sacro e profano, il corteo è, sì, di Santa Rita da Cascia, ma è anche – in inglese si dice “piscari du’ aceddi cu ‘nna petra” – “l’occasione” (sic) per la sfilata della nobiltà parassita del Principe di un secolo dopo, con sbandieratori e “musici” in costumi che gli organizzatori definiscono “quattro-cinquecenteschi” (immaginate un corteo in costumi otto-novecenteschi, in cui ai “jeans e magliette” si mescolano abiti rococò-vittoriani), forse per non fare torto ai due celebrati, una del 15° e l’altro del 16° secolo, che si conclude con l’incoronazione di Carlo d’Aragona.

Queste le parole che usano gli organizzatori per spiegare la blasfemia del Corteo di Santa Rita che s’avvilisce clamorosamente, “sfarzosamente” e incomprensibilmente nella parata di costumi della nobiltà parassita del Principe:

“Il Corteo (di Santa Rita) è anche l’occasione per rievocare il passato di Castelvetrano, attraverso la presenza di figuranti in costume rappresentati l’aristocrazia locale, guidati dal principe Carlo d’Aragona e Tagliavia con la consorte principessa Margherita Ventimiglia, e la deputazione civica, guidata quest’ultima dal Capitano del Popolo con l’antica mazza giuratoria d’argento, che viene esibita in pubblico soltanto in questa occasione.” (L’errore di ‘battitura” non è mio: “rappresentanti” immagino volessero scrivere).

Il nesso è, quindi, molto “semplice”: l’occasione, ovvero “a cchi cci semu ci mittemu puru lu principi”.

Un nesso culturalmente molto profondo come chiunque può vedere.

Questo è l’occhiello che sintetizza l’evento:

“Sbandieratori, tamburi aragonesi, musici medievali e centinaia di figuranti in costume alla corte di Carlo D’Aragona e Tagliavia primo principe di Castelvetrano.”

Nessun accenno al sacro o a Santa Rita! Forse attirerebbe di meno?

Questo è, invece, il preambolo pomposo e vacuo che fanno sul sito ufficiale nella presentazione del Corteo di Santa Rita (che ci perdoni da lassù!):

“Il sontuoso corteo storico racchiude nel suo seno le nuove coordinate della religiosità globale, e quelle della più profonda tradizione spagnola e aragonese con la Rievocazione storica dell’Investitura di Carlo d’Aragona e Tagliavia a primo principe della Città.”

Concetti troppo alti per uno terra terra come me. Il linguaggio ricercato e pomposo, poi, s’addice più a un Principe che a un sempliciotto come me o la povera Santa.

Mi rimane la curiosità di sapere cosa sono queste “nuove coordinate della religiosità globale” che intimamente si intrecciano con “quelle della più profonda tradizione spagnola…”.

“Un popolo di devozione strutturato secondo un cerimoniale sfarzoso, che rivela tuttavia la sua interiorità in isole accese da tableaux vivant, e la sua imponenza nell’attraversamento della Città intera nel segno della Rosa Ritiana e del Magnus Siculus.” (Anche qui il francese non è mio: “vivants” suppongo volessero scrivere)

Insomma tutto un clamore di “sontuosità” “sfarzosità” e “imponenza” giusto com’è consono a una santa che visse
nella semplicità e nella preghiera e
fece dell’umiltà un abito per la sua vita. No?

Un Principe tirato su a forza dal pozzo del dimenticatoio di un periodo lontano, e, nell’eccitazione per un così nobile passato, si è pensato bene, in sinergia con la politica, di imporre dall’alto un nome mai sentito dal popolo, di dedicargli una festa in pompa magna con la scusa della Santa Rita, e di dedicargli una piazza, col risultato che quasi nessuno ne sa il nome. Sono così ignorante che mi chiedo quale sia il legame tra una santa e un principe, vissuti, peraltro, in epoche diverse e in luoghi differenti. Ma tant’è. Così è se vi pare. Tutto questo è detto senza voler mancare di rispetto alle persone volenterose e brave che lavorano per la riuscita della manifestazione che, pare, mieta successi.

Almeno a Marsala fanno la “via crucis” che è dedicata a un principe speciale: Gesù, principe dello spirito.

P.S.: “Considerate le molteplici sensibilità e culture, mi scuso con chi non ha trovato una perfetta corrispondenza con il suo punto di vista. Chi scrive di storia, dal grande studioso all’occasionale dilettante come sono io, ha il suo punto di vista, limitato nel mio caso, ma sicuramente in buona fede.”

Così si esprime nel poscritto della sua prefazione a “Storia di un comune italiano: Castelvetrano” il valente studioso Salvatore Sanfilippo. Prendo in prestito le sue parole, e approfitto per consigliarvi di leggere la sua storia di Castelvetrano.

Franco La Rocca, tongueofsecrets.blogspot.it

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