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Cupi, incantati, misteriosi e inaccessibili: i Castelli di Sicilia tra torri, re e leggende

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Sotto ogni pietra di ogni castello si nasconde una storia, una leggenda, un universo intero di immaginazione: da Catania ad Agrigento, da Trapani a Siracusa, la Sicilia non ha nulla da invidiare alla francese valle della Loira se parliamo di castelli e fortezze, tanto da meritare un tour dedicato.

Oltre duecento edifici risalenti alle più svariate epoche sono quelli che ancora oggi costellano l’Isola sopravvissuti al tempo e alle intemperie. Dal regno normanno con le sue torri cintate da mura alle reggie dorate e romantiche del Quattordicesimo secolo le fortificazioni sono testimoni viventi del passato feudalesimo, delle dominazioni e degli stili architettonici che si sono succeduti nei secoli.

Come dicevamo, sono oltre duecento ed è impensabile citarli tutti o almeno tutti in una volta: iniziamo intanto da alcuni castelli, quelli di cui fino a ora non abbiamo parlato.

Partiamo dal “Castello di Venere” a Erice: nasce nel Tredicesimo secolo come fortezza difensiva come si vede ancora oggi dal piobatoio (buchi nelle mura attraverso cui si combattevano i nemici). Dal belvedere si osserva un panorama immenso: da Trapani con le isole Egadi fino al monte Cofano e perfino Ustica.

Lo hanno voluto i normanni, che hanno edificato sul monte San Giuliano sui resti di un santuario già esitente dedicato alla dea Venere, era considerato uno dei punti più sicuri del paese e i regnanti lo hanno scelto come dimora successore dopo successore per via della estrema inaccesibilità delle mura e delle alte torri (Torri del Balio) che oggi sono visibili solo in parte.

Costruito da Federico II nel 1300, il Forte di Vittoria Augusta è a pianta quadrata con delle torri agli angoli e una, antica e normanna, che si staglia al centro del forte. Nel corso del tempo sono state operate alcune modifiche per volontà dei diversi re ed è stato utilizzato infine dalla Marina Militare fino alla metà degli anni Novanta.

La leggenda racconta che Federico II sia rimasto bloccato da un temporale in questo lembo di terra circondato da acque e che abbia deciso, incantato dall’atmosfera, di edificare la sua dimora.

Il forte spagnolo di Portopalo è una rara fortezza svevo-aragonese che nasce per difendere la città dai pirati: anche questo castello è a pianta quadrata ed è quasi senza finestre. Per entrarci si passa su una curiosa scalinata a due rampe a forma di L: sono tante le variazioni fatte alla struttura, ma oltre a questa scala, è rimasto sul portale lo stemma dell’aquila reale.

All’estremità dell’isola di Ortigia, a Siracusa, ecco il castello di Maniace (nella foto) prende il nome del comandante bizantino Giorgio Maniace e risale al 1038. Oggi è sede di mostre e incontri culturali e si presenta come un salone unico con dei camini agli angoli.

È uno dei più preziosi documenti del periodo svevo a Siracusa. A trasformarlo in castello è stato, a metà del 1200, Federico II e diventa anche prigione dopo la guerra tra angioini e aragonesi. I danni subiti dal terremoto del 1693 e dalla forte esplosione del 1704 non si contano ma è stato ristrutturato secondo la voga barocca, pur mantendo invariata la pianta (quadrata) e le 4 torri cilindriche ai lati.

Andiamo ora a Ragusa, dove si erge il Castello di Donna Fugata che poi non è un vero e proprio castello ma una casa privata dell’Ottocento. Dietro il nome ecco una leggenda, anzi due: quella della regina Bianca di Navarra che scappa dal matrimonio di interesse con Bernardo Cabrera (donna fugata, scappata) e quella del nome arabo “Ayn as Jafat” (fonte della salute).

In ogni caso, la struttura di tre piani e quasi 130 stanze è circondata da un enorme parco di otto ettari con pure un tempietto, una Coffee House, grotte artificiali e un interessante labirinto in pietra. Risale al Diciassettesimo secolo ma fino al Ventesimo è stata modificata con il risultato di una mescolanza di stili che vanno dal gotico veneziano (le bifore e i rosoni) al tardo-rinascimentale. All’interno dei diversi saloni ci sono statue neoclassiche, stucchi, trompe-l’oeil e pregiati decori.

Una delle fortezze più importanti del bacino Mediterraneo era la Cittadella di Messina, costruita dagli spagnoli nel 1500 con l’intento di controllare le sommosse popolari (come il palermitano castello a mare, di cui parliamo qui). È a pianta pentagonale ed è circondata dall’acqua ma per rendere la fortezza più inespugnabile su ogni suo lato sono stati fatti nche dei bastioni a cuneo. Oggi ne resta ben poco: il suo tracollo inizia nell’Ottocento con i Borboni che ne demolirono le mura.

Il castello di Montalbano deve il suo nome alla sua posizione a 900 metri di altitudine sui Nebrodi: “Mons Albus” (monti innevati) e viene edificato nel 1300 come punto di difesa militare per volere di Federico II. Tra i tanti interventi di modifica è stato anche palazzo, nel Trecento, e oggi è aperto per mostre ed eventi culturali: è una delle opere medievali più armoniose e fedeli allo stile che presenta pure una “cappella reale” bizantina.

Siamo a Enna, dove nell’Undicesimo secolo viene eretto il castello di Gagliano noto anche con il nomer di “castelferrato” che sottolinea la sua vocazione difensiva. Anche qui, è grazie a Federico II che il castello diventa famoso: fu scelto come dimora sicura ma bella al punto di essere anche degna di feste e periodi di riposo. Ancora esistente è la Porta Falsa da cui si giunge fino al portone per accedere al nucleo centrale: costituito tra le rupi e i muri di cinta è qui che si erge l’edificio rettangolare.

Il castello di Paternò è uno dei monumenti normanni più notevoli: maestoso nei suoi 34 metri di altezza domina il paese da una rocca dal 1072 per volere di re Ruggero. Nel 1221 fu destinato a Federico II (ancora lui) perché vi soggiornasse per riposare. Dal Quattrocento la fortezza è usata dai Moncada come carcere fino al 1860, quando passa nelle mani del demanio Borbonico. Tra i suoi tre piani troviamo anche una cappella ricavata da una nicchia nello spessore murario, un grande salone con quattro bifore e una galleria con due enormi bifore.

Sono misteriose le origini del castello di Pietrarossa nella vicina Caltanissetta. Si erge vicino la città presumibilmente dal Nono secolo anche se alcuni storici lo addebitano ai Sicani (Ottavo secolo). Il suo nome potrebbe nascere dall’antico rivestimento delle due torri che ancora oggi si possono ammirare nonostante i danni del terremoto del 1500 che distrusse la gran parte della struttura.

È stato sede di alcuni avvenimenti storici di grande importanza: nell’Undicesimo secolo vi fu sistemata la tomba della nipote del re Ruggero il Normanno (re di Sicilia, Puglia e calabria dal 1131 al 1154) e nel 1378 si tenne una importante riunione dei baroni siciliani per la nomina di quattro vicari di governo siciliano.

Edificato nel Trecento dai Chiaramonte e per questo noto anche con il nome di “Castello Chiaramontano”, Il castello di Naro è stato dichiarato monumento nazionale nel 1912.

A ovest della torre è stato murato uno scudo aragonese e sul lato est si possono ancora ammirare due bifore gotiche che danno luce alla “Sala del Principe” del primo piano. La cinta muraria è imponente ed è intervallata da due torri cilindriche e due quadrangolari: all’interno c’è una grande corte interna con pure un pozzo la cui cisterna è stata anche usata come prigione. Parte del castello è stato trasformato in museo e un’ala in un laboratorio di restauro.

Per questa volta finiamo qui anche se sono molti gli edifici di notevole interesse che mancano all’appello.

redazione 14-11-2018

 

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