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Coronavirus in Sicilia/ Invece di pensare a riaperture chiediamo a Stato, Regione e Comuni di bloccare tasse e imposte/

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Noi apparteniamo alla categoria dei prudenti. E pur avendo notato alcune esagerazioni nelle restrizioni (le contravvenzioni vanno evitate visto che la gente è senza soldi), riteniamo che un frettoloso ritorno alla normalità potrebbe creare problemi, anche seri, nel caso di una nuova ondata di Coronavirus che molti scienziati mettono nel conto anche in Sicilia  

Restiamo in Sicilia. E chiediamoci: il numero dei contagi – il tema, ovviamente, è sempre il Coronavirus – si è ridotto perché il virus va scomparendo, o perché la distanza sociale, imposta anche con qualche forzatura eccessiva, ha reso la vita difficile a questo microrganismo? Ammettiamo pure che il virus vada scomparendo: allargando le maglie scomparirebbe del tutto o riprenderebbe piede? E se invece non va scomparendo, ma la sua diffusione si è attenuata grazie al distanziamento sociale, cosa succederebbe se venisse ridotto il distanziamento sociale?

 

E poiché siamo prudenti ci chiediamo e chiediamo: prima di allentare le maglie anche in Sicilia non sarebbe il caso di aspettare che il numero dei contagi arrivi a zero, prendendoci magari altri 15 giorni dopo il raggiungimento di questo obiettivo?

Lo sappiamo, l’economia sta andando a rotoli: tutto vero! Ma non dobbiamo mai dimenticare che cosa abbiamo rischiato. E, soprattutto, non dobbiamo dimenticare che migliaia di siciliani che vivevano nel Nord Italia e anche in Paesi esteri sono tornati in Sicilia. Non vogliamo scendere nei particolari, anche perché, bene o male, tutti ormai sappiamo che, in giro, ci possono essere persone che non manifestano sintomi, ma che possono essere portatori di questo virus: persone che potrebbero infettare altre persone.

Certo: in Sicilia c’è tanta gente che vive di lavori saltuari e che, da due mesi e forse più, non guadagna nulla, non ha ricevuto aiuti dal Governo nazionale, avrà preso (per alcuni almeno dovrebbe essere così) i buoni spesa del Comune, ma deve pagare la luce, l’acqua, il gas, il telefono, l’affitto di casa se vive in affitto e l’IMU se è proprietaria dell’appartamento in cui abita.

Ci mettiamo anche nei panni dei tantissimi commercianti e, in generale, dei piccoli imprenditori ai quali i Comuni siciliani, invece di azzerare tasse e imposte comunali come si sta facendo in tutti i Paesi industriali (e civili) del mondo, hanno soltanto rinviato il pagamento di tali balzelli al 31 Maggio, ben sapendo che il 31 Maggio la situazione potrebbe essere peggiore della già disastrosa situazione attuale.

Detto questo, se il Governo nazionale è quello che è – un mezzo disastro, in verità – se la Regione siciliana è lenta (ma questo fa parte di un accordo silenzioso con lo Stato: la manfrina sulla Cassa integrazione, ad esempio, è una recita concertata con Roma per ritardare i pagamenti di due o tre mesi: ‘scorie’ del Patto di stabilità momentaneamente sospeso, ma presente all’epoca del pleonastico e assurdo accordo sulla Cassa integrazione tra Roma e la Sicilia), se i sindaci siciliani vivono nell’illusione che il 31 Maggio imprese e famiglie paghino tutti IMU e balzelli vari, ebbene, questo non ci autorizza a rischiare.

Sarebbe molto più opportuno chiedere al Governo nazionale interventi seri in favore di famiglie e imprese: a cominciare dalla sospensione, per almeno un anno, di tasse e imposte nazionali e locali (ma non è detto che un anno basti: a rigor di logica, la sospensione di tasse e imposte dovrebbe finire solo quando sarà disponibile una cura per il Coronavirus).

Per fare questo – lo ribadiamo ancora una volta – l’Italia non ha bisogno del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Il MES servirebbe solo a ‘rapinare’ i risparmi (conti correnti, fondi comuni d’investimento e via continuando) a milioni di famiglie italiane per fare arricchire soggetti esteri e non soltanto tali: la speculazione sulla lira del 1992 non ha insegnato nulla?

Insomma, noi, da prudenti, andiamo con i piedi di piombo. Siccome leggiamo non soltanto i giornali, ma anche gli studi che vanno piano piano venendo fuori, nonché i pareri di autorevoli scienziati, abbiamo messo nel conto la possibilità di una seconda ondata: una seconda ondata di Coronavirus i cui effetti negativi sarebbero direttamente proporzionali agli eventuali assembramenti. 

E siccome siamo sempre in Sicilia non possiamo che essere totalmente d’accordo con il noto adagio:

“Megghiu diri chi sacciu chi diri chi sapia…”. 

22-04-2020

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