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Campobello di Mazara, le olive, i migranti, il ghetto. Cosa è accaduto, cosa accadrà

1511152810-0-campobello-mazara-olive-migranti-ghetto-cosa-accaduto-cosa-accadraIl periodo della raccolta delle olive sta per finire.

L’area dell’ex oleificio Fontane d’Oro, che avrebbe dovuto accogliere 255 migranti stagionali, dopo tutti gli aggiustamenti e le migliaia di euro per renderla agibile all’accoglienza della tendopoli, è rimasta vuota.

Dal tavolo tecnico permanente, attivato dal gennaio scorso, non sono arrivate le soluzioni che ci si aspettava. La possibilità di accoglienza a Fontane d’Oro era arrivata troppo in ritardo, quando già quasi 1500 migranti si erano insediati nella vecchia area di contrada Erbe Bianche e non si capisce perché una relativa piccola parte avrebbe dovuto smontare tutto e trasferirsi.

Ma anche se in 255 l’avessero fatto, più di 1000 sarebbero invece rimasti dov’erano.

L’impressione è stata quasi quella di essere ritornati al 2013, quando per la prima volta il campo di Erbe Bianche finì su tutti i giornali a causa della morte del bracciante ventiseienne Ousmane. L’eco dell’esplosione di quella bombola, usata per cucinare in un vecchio rudere abbandonato, aveva riportato alla realtà una città che da troppi anni (se si esclude l’attenzione di pochi attivisti) si era girata dall’altra parte facendo finta di non vedere.

Cosa accadrà adesso, quando la raccolta delle olive terminerà?

Secondo quanto anticipato circa un mese fa dal comune di Campobello di Mazara, l’area di Erbe Bianche dovrebbe essere bonificata e recintata, in modo da impedire futuri insediamenti. Dopodiché occorrerebbe individuare altre zone di accoglienza, coinvolgendo anche i vicini comuni di Partanna e Castelvetrano.

Ma non tutti gli africani andranno via. Il cuore dell’accampamento di Erbe Bianche è infatti composto da una settantina di lavoratori (forse del Gambia) che vive lì anche negli altri mesi dell’anno: in campagna c’è tanto lavoro da fare, a parte la raccolta delle olive. Sono persone presenti stabilmente da anni, per le quali sarà un problema trovare una soluzione alternativa.

Anche la bonifica (per la quale dovrebbe dare un contributo il comune di Castelvetrano) non sarà certo un gioco da ragazzi, considerando l’elevata presenza di lastre di eternit, servite per costruire ripari fatiscenti. Lastre che certamente non vengono dall’Africa, ma sono il risultato dell’abbandono indiscriminato di rifiuti che hanno una matrice squisitamente occidentale.

 E cosa accadrà invece il prossimo anno?

Lo abbiamo chiesto a Salvatore Inguì di Libera.

 L’ipotesi dei tre campi (Campobello, Castelvetrano e Partanna) avanzata dalla prefettura andrebbe valutata attentamente. Bisognerebbe capire bene la vicinanza effettiva con i potenziali luoghi di lavoro. Il criterio della riduzione del grande ammassamento in un unico spazio, da solo non può essere sufficiente. Una soluzione migliore potrebbe essere invece quella dell’alloggio a cura del datore di lavoro. Uno stardard di accoglienza minimo anche nel proprio magazzino (letti, bagno, acqua calda…), sarebbe certamente migliore rispetto alle condizioni di un campo come quello di Erbe Bianche. E questo sotto più punti di vista, incluso i possibili attriti con i residenti, che ingenerale non mi sento affatto di accusare di razzismo, date le condizioni spesso proibitive che si vengono a creare in un assembramento così grande e così vicino alle palazzine.

 Che ne pensa di questo sostanziale fallimento del tavolo tecnico “multi-istituzionale” che, riunitosi dal mese di gennaio, ha alla fine offerto una  risposta di accoglienza monca ed in ritardo?

 Purtroppo, quando l’idoneità di un campo deve essere certificata dagli organi competenti, tutto diventa più complicato. Le autorizzazioni non arrivano se mancano le vie di fuga, se i bagni non sono fatti in un certo modo, se le tende non sono ignifughe, se non può essere garantito l’eventuale ingresso di mezzi di soccorso, se non ci sono gli estintori e, soprattutto, se non vengono rispettate le distanze tra una tenda e l’altra. Si tratta di criteri previsti dalla legge ed usati anche per individuare altri siti in alternativa, anche tra le strutture confiscate alla mafia. Nessuna delle quali, ovviamente, è risultata idonea. Ecco, io non posso che chiedermi se viene prima la legge o il rispetto per la vita delle persone e la giustizia sociale. Alla fine, l’aver permesso l’accampamento (quello sì, oggettivamente scriteriato) ad Erbe Bianche non ha avuto molto a che vedere con la giustizia sociale. Non c’è dubbio, si è fatto un brutto salto indietro: l’accoglienza degli ultimi anni presso Fontane D’Oro non era certo ottimale dal punto di vista dei parametri da normativa. Però era stata data almeno una risposta sul piano umanitario non indifferente. Quest’anno sembra davvero essere tornati al 2013.

Ma i migranti, oltre a fornire la loro manodopera nelle campagne, farebbero anche girare una piccola economia aggiuntiva. E non solo per l’organizzazione e la vita del campo.

L’8 novembre scorso, si è infatti svolta una grande festa: quella del Magal di Touba. Una festa fatta di canti, preghiere e cibo. Touba è una città del Senegal, dove ogni anno viene raccontata la vita di Cheikh Ahmadou Bamba Mbacke, guida spirituale e servitore del profeta Maometto. Si tratta di incontri molto partecipati, che vengono riproposti in molte città d’Italia e non solo.

Fino a mezzogiorno si prega e poi si fa festa, intonando canti religiosi e preparando piatti tipici senegalesi. Festa che è stata celebrata anche a Campobello di Mazara.

 Ne abbiamo palato con il campobellese Saverio Cudia, dell’associazione “Contadinazioni”.

 E’ una festa musulmana. A Campobello per quel giorno è stato concesso l’ex oleificio Fontane d’Oro. Preghiere, discussioni e cucina per circa 1200 persone. Hanno comprato cento polli, sette pecore e due mucche, oltre ad un enorme quantitativo di verdure e bibite nei supermercati locali, spendendo in tutto 4.700 euro. Le associazioni hanno dato il loro contributo affinché tutto si svolgesse nel migliore dei modi. Una giornata di festa, importante anche dal punto di vista antropologico, che è durata per l’intera giornata, concludendosi credo intorno alle dieci di sera. E alla fine, con guanti e sacchetti, hanno lasciato tutto pulito.

 Può funzionare un’accoglienza vincolata al permesso di soggiorno e al contratto di lavoro?

 La legge dice che per avere il permesso di soggiorno devi avere un contratto di lavoro e una residenza. Ma per avere il contratto di lavoro devi avere il permesso di soggiorno. E’ un cane che si morde la coda. Però, a Palermo ed in alcuni comuni della Puglia e della Calabria, c’è la residenza virtuale. Con la dottoressa Giulia Bari, che al momento si trova qui a Campobello, cercheremo di avviare questo percorso anche da noi. Anche il nostro Comune, se dovesse accettare la nostra proposta, potrebbe dare la residenza virtuale a questi ragazzi. Questo permetterebbe, per chi non ce l’ha ancora, di arrivare al permesso di soggiorno attraverso il contratto di lavoro.

Certo, l’obiettivo principale sarebbe quello delle case. Si potrebbero agevolare gli affitti, cominciando con quei lavoratori che trascorrono a Campobello l’intero anno. Alla fine potrebbe risultare meno esoso rispetto alle aree per le tendopoli e ne beneficerebbe l’intera comunità.

In città ci sono tante case disabitate a causa della forte emigrazione verso il nord. Ragazzi  che negli anni ’90 cercarono lavoro altrove. Oggi molti dei loro genitori sono morti di vecchiaia, e loro non sono più tornati, tranne per quei pochi giorni d’estate in cui comunque vanno al mare. E’ difficile affittare una casa ad un altro campobellese, visto che la maggior parte ce l’ha di proprietà. Ecco che di case sfitte ce ne saranno almeno 300. E’ probabile che almeno la metà di queste possano essere in condizioni di essere affittate. Poi magari si scopre che tanti campobellesi potrebbero comunque usufruirne, per vari motivi. L’iniziativa non sarebbe certo esclusivamente a favore dei ragazzi africani. Ad ogni modo, si potrebbe provare intanto con questi 70 lavoratori stanziali e vedere come andrebbe. Noi di Contadinazioni crediamo che la divisione degli accampamenti in più comuni, non sia la soluzione.

 C’è il rischio che l’opinione pubblica locale percepisca la soluzione delle case come una sorta di preferenza nei confronti della manodopera non residente?

 La manodopera locale è assolutamente insufficiente. Consideriamo che per la raccolta delle olive, soltanto nel territorio di Campobello sono necessari almeno 700 persone. Si dice spesso di far lavorare prima quelli del posto. Certo, prima bisogna trovarli. E’ per questo che esiste il fenomeno dei lavoratori migranti. E lo sfruttamento potrebbe essere uno sfondo, magari residuale, che non fa differenza tra l’africano ed il siciliano. È molto diffusa l’abitudine di pagare “a cassetta” e non a giornata lavorativa. E questo avviene sia nei confronti dei migranti che nei confronti dei campobellesi. Noi siamo convinti che la creazione di un albo per persone senza fissa dimora, potrebbe essere molto utile.

tp24 21-11-2017

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