Il boss, il papa e il ladro. Mettiamogli qualche cartuccia

Così fu intimidito l’uomo che svaligiava le case a Monreale senza autorizzazione.

nuovo-papa-monreale-carabinieri-blitz-400x210PALERMO – Bisognava fermare il ladruncolo che svaligiava le case a Monreale. I boss della cittadina in provincia di Palermo scelsero di intimidirlo. Nessun richiamo, né tirata di orecchie. Nessuna convocazione al cospetto del capo. Decisero di recapitargli una busta con dei proiettili, come si fa con i commercianti che non pagano il pizzo.

Il particolare emerge dall’inchiesta sulla mafia di Monreale sfociata nell’esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare. Il primo della lista è Sergio Damiani, considerato il nuovo capo della famiglia che tutti chiamavano il “papa”. Dell’intimidazione parlavano Salvatore Lupo e il cognato Alberto Bruscia all’interno di una Volkswagen Golf.

Damiani aveva impartito le direttive a Lupo: “… mi disse il fatto del Tarallo… dice di mettergli qualche cartoccio… e i cartocci… ce le possiamo fare dare da qualcuno che fa il cacciatore”. Nessun dubbio da parte dei carabinieri che i “cartocci” erano proiettili. Anche perché nel prosieguo della conversazione si specificava che “il problema è che queste cose sono… ogni fucile ha la sua…”.

Damiani aveva scelto la strada della prudenza. Preferiva fare il capo restandosene defilato. Predicava prudenza ai suoi uomini. Forse è anche per questo che decise di evitare di convocare il ladro, preferendo una lettera minatoria. È il segno di una Cosa nostra che cambia.

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