I boss della provincia mafiosa. Condanne definitive in Cassazione

Sotto processo i clan di una grossa fetta di territorio compresa fra San Giuseppe Jato e Partinico.

carabinieri-monreale-625-400x210PALERMO – Una sfilza di condanne diventa definitiva. Si dovrà celebrare un nuovo processo solo per Giuseppe Marfia, di Altofonte, a cui erano stati inflitti 11 anni e 4 mesi. L’avvocato Nino Caleca ha ottenuto l’annullamento con rinvio della condanna. Per Antonino Sciortino si dovrà stabilire la nuova pena (in appello aveva acuto 18 anni) in virtù dell’applicazione della continuazione con una precedente sentenza.

Sotto accusa gli imputati del maxi processo alla mafia di una grossa fetta della provincia di Palermo, compresa fra San Giuseppe Jato e Partinico. Nel 2013 nel blitz dei carabinieri finirono in carcere 61 persone. Sciortino era il personaggio chiave delle indagini visto che è il capo del super mandamento di Camporeale.

Ecco tutti i nomi degli imputati e le rispettive sorti processuali nel troncone giunto in Cassazione: Salvatore Mulè (17 anni), Francesco Lo Cascio (20 anni), Giuseppe Lo Voi (18 anni e due mesi), Francesco Matranga (10 anni), Giuseppe Micalizzi (4 anni e 6 mesi), Francesco Vassallo (10 anni e 6 mesi), Salvatore Tocco (1 anno e 8 mesi), Vincenzo Madonia (11 anni e 4 mesi), Salvatore Romano (10 anni e 8 mesi), Santo Porpora (8 anni), Domenico Billeci (10 anni e 8 mesi), Carmelo La Ciura (10 anni), Giovanni Rusticano (7 anni e 6 mesi), Salvatore Lombardo (8 anni), Giuseppe Abbate (8 anni), Antonino Giambrone (8 anni), Angelo Cangialosi (6 anni e 8 mesi), Calogero Caruso (8 anni), Salvatore Prestigiacomo (6 anni e 8 mesi), Giovanni Longo (3 anni e 4 mesi), Sebastiano Bussa (3 anni), Baldassarre Di Maggio (7 anni e 2 mesi), Pietro Ficarotta (7 anni e 2 mesi), Salvatore Voi (2 anni e 4 mesi), Giuseppe Mulè (10 anni e due mesi). Confermate le condanne per due carabinieri accusati di abuso d’ufficio perché non avrebbero multato Giuseppe Lucido Libranti boss di Pioppo, sotto processo per l’omicidio Billitteri) trovato alla guida senza patente: Francesco Gallo (6 mesi) e Giovanni Ramacca (8 mesi).

Nell’elenco degli imputati c’è anche il nome di Salvatore Lombardo, classe 1969, latitante. Avrebbe fatto parte della famiglia mafiosa di Montelepre con un compito delicato: tenere i rapporti fra i boss americani e quelli siciliani. Negli Stati Uniti non basta la “generica” accusa di associazione mafiosa per arrestare una persona. E’ necessaria la contestazione dei cosiddetti “reati fine” cioè di reati specifici che vengono commessi in nome e per conto di Cosa nostra. E Lombardo, dotato di passaporto americano, negli States è un uomo libero.

Diventano definiti i risarcimenti delle parti civili. Si tratta degli imprenditori che trovarono la forza di denunciare gli uomini del racket con l’assistenza degli avvocati Ugo Forello, Valerio D’Antoni e Pietro cascio; del comitato Addiopizzo (avvocato Salvatore Caradonna), Centro Pio La Torre (avvocato Ettore Barcellona), Sos Impresa, Solidaria e Coordinamento vititme dell’estorsione (avvocato Fausto Amato), i comuni di Borgetto, Partinico, Montelepre e Torretta (avvocato Giangiacomo Palazzolo), Associazione nazionale testimoni di giustizia, Comuni di San Giuseppe Jato e San Cipirello (avvocato Katia La Barbera), Comune di Giardinello (avvocato Salvatore Palazzolo), Comune di Monreale (Giovanni Rizzuti), Confcommercio e Confesercenti (avvocato Fabio Lanfranca).

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